Ecco perchè i ciechi leggono piu' degli altri.

da: La Repubblica.it del 09/12/2012
MICHELE SMARGIASSI.

I libri, loro non li possono proprio vedere.

Forse proprio per questo li leggono con una straordinaria passione.

In media, in Italia, un cieco legge 9,2 libri l´anno.

Mentre tra gli italiani che ci vedono, solo due su dieci ne leggono
altrettanti.

Sei ciechi su dieci leggono qualche pagina di libro tutti i giorni, o
almeno una volta alla settimana.

Mentre il 53,2 per cento degli italiani non legge mai, proprio mai.

Insomma i non vedenti leggono molto più dei vedenti.

"Sorpreso?", ironizza il presidente dell´Unione italiana ciechi Orlando
Paladino, "la sete di conoscenza è più forte dove trova un ostacoloà". O
forse, dove crolla un ostacolo.

I dati dell´inchiesta che l´Associazione italiana degli editori
presenterà oggi sarebbero stati probabilmente diversi una dozzina d´anni
fa.

Quando non era ancora possibile farsi leggere (o tradurre in Braille su
un display tattile) i libri dal computer. Quando gli unici libri
leggibili da un cieco erano quelli, pochissimi e poco aggiornati,
stampati in Braille, cioè con i caratteri a puntini in rilievo che
trasformavano anche la smilza Costituzione italiana in un chilo di carta
che entrava a fatica in una borsa.

L´era digitale ha cambiato radicalmente la vita degli avidissimi lettori
ciechi.

Nell´era del libro elettronico la loro biblioteca sembra poter essere
finalmente uguale a quella di tutti, novità editoriali comprese.

Problema risolto, dunque? I ciechi ora possono leggere quel che vogliono?
E cosa vogliono leggere? "Non ho preferenze di lettura" dichiara
sorprendentemente il 46,7%, ma questa apparente indifferenza va tradotta
così: c´è ancora così poca roba da leggere per noi, che devo
accontentarmi di quel che trovo.

Possibile? Certo, perché la rivoluzione dei libri senza barriere è ancora
incompiuta. "Buona parte degli e-book in commercio non è leggibile dai
software di sintesi vocale e dai traduttori Braille, o lo è solo con
enormi inciampi e difficoltà, con indici e note non ipertestuali, senza
para-testi, cataloghi e repertorià", spiega Cristina Mussinelli,
coordinatrice del progetto Lia, Libri Italiani Accessibili, che entro un
anno, con la collaborazione dei maggiori editori, produrrà e metterà a
disposizione di non vedenti e ipovedenti un primo pacchetto di tremila
titoli tecnicamente studiati per essere perfettamente utilizzabili dai
software e dagli hardware che aiutano i ciechi a leggere.

Letteratura, saggi, manuali, in realtà i ciechi hanno preferenze precise,
e anche molto più esigenti della media: è per capire come comporre il
primo catalogo che l´Aie ha lanciato quell´indagine che ha dato risultati
così sorprendenti.

Ne è passata di acqua sotto i ponti.

Nel 2000, tre fra le maggiori case editrici italiane minacciarono azioni
legali per violazione del copyright contro due istituzioni pioniere nella
didattica per ciechi, l´Istituto Cavazza di Bologna e la Fondazione
Galiano di Catanzaro, che stufe di avere gli scaffali vuoti avevano osato
fare da sé, scannerizzando e mettendo a disposizione dei lettori ciechi,
su Internet, un migliaio di titoli in formato testo elettronico: un
servizio che l´editoria commerciale non aveva ritenuto di fornire a una
clientela giudicata di nicchia (non così tanto: i ciechi in Italia sono
362 mila, gli ipovedenti un milione, e come si vede amano leggere).

Il clamore e l´indignazione fecero poi fare retromarcia, e la denuncia fu
ritirata.

Dunque già undici anni fa era possibile sgretolare il gradino
dell´accesso ai testi.

Eppure i ciechi hanno dovuto attendere parecchio prima che qualcuno
pensasse a loro come lettori normali, anzi più appassionati del normale.

Solo nel 2005 il ministero per i Beni culturali finanziò un bando per la
realizzazione di una biblioteca digitale per non vedenti, ma soltanto nel
2011 quel progetto è stato assegnato all´Aie e all´Uic: "Ritardi
burocratici incomprensibili, contro cui io stesso alzai la voce un anno
fa dalla Fiera di Francoforte", ricorda il presidente degli editori Marco
Polillo.

Sta di fatto che grazie all´enorme ritardo ora quel progetto, nato quando
gli e-book non esistevano, deve aggiornarsi velocemente, non può essere
più supplenza, semmai stimolo all´editoria digitale.

I libri elettronici ci sono, ora bisogna renderli davvero trasparenti:
"L´obiettivo vero è portare gli editori a considerare l´accessibilità per
i non vedenti come un requisito dei loro normali libri elettronici.

Solo così i ciechi saranno, finalmente, clienti di una libreria come
tutti gli altri".

Non sarà semplice, perché intanto la tecnologia corre.

E nuove barriere rischiano di sorgere proprio là dove sembravano essere
crollate.

Sono i tablet ora la vera piattaforma della lettura elettronica, e con
essi s´impone la cultura touch-screen: si fa tutto con le dita sullo
schermo, e qui c´è un bel paradosso: sono i ciechi che da sempre usano le
dita come i loro "occhi", ma per loro la superficie levigata di un iPad è
muta e impenetrabile.

"Attenti, la cultura touch sembra il trionfo del tatto, invece è la
rivincita della vista": Mauro Marcantoni, dirigente a Trento di una
scuola per manager ed editore, è un "cieco di successo" per usare la
definizione di un suo libro che fece discutere.

Spiega: "Io lavoro al computer usando una comune tastiera.

Questo mi obbliga a formulare i miei pensieri in parole, in linguaggio
strutturato.

Voi ormai interagite col computer o col cellulare toccando quel che
desiderate, come un bambino goloso davanti a una vetrina: toccate
un´icona, che è un´immagine, e qualcosa succede.

Molto efficiente, certo: ma vi state disabituando a concettualizzare". In
realtà, un non vedente su sette già utilizza il tablet come interfaccia
per i suoi libri, ma lo fa ovviamente attraverso opportuni accessori
"tattili". "La tastiera ti tiene ancorato alla parola: è un piccolo
essenziale antidoto contro lo strapotere delle immagini". I ciechi ci
insegneranno a leggere e a scrivere nell´era touch?